La leishmaniosi

Che cos’è la leishmania?

La leishmania è un protozoo, cioè un parassita monocellulare, quindi di dimensioni microscopiche, che si localizza in alcuni globuli bianchi, chiamati macrofagi, nel derma, nella milza, nel fegato e nel midollo osseo.

Come si trasmette?

Il vettore, è un insetto ematofago, il flebotomo o pappatacio, un piccolo insetto dalle abitudini notturne. Quando un pappatacio punge un cane infetto, assume sangue in cui vi sono le leishmanie, che nel pappatacio completano in 15 – 20 giorni il loro ciclo biologico, pronte per essere inoculate nel cane che, venendo punto, diverrà  a sua volta, infetto.

Come si manifesta?

Si suppone che in un 20 % dei cani in cui sia stato inoculato il parassita, i macrofagi riescano ad inattivare le leishmanie, rimanendo quindi gli animali sani e A-sintomatici; in un 40 %, invece, i cani diventerebbero infetti e portatori, ma rimanendo A-sintomatici, fungerebbero da serbatoi della malattia, mentre solo il restante 40 % svilupperebbe la patologia. La malattia si manifesta con una notevole variabilità di segni clinici dermatologici, come dermatite a scaglie, alopecia perioculare o generalizzata, noduli, ulcere e croste soprattutto a carico del muso e degli arti e sintomi clinici generali più o meno specifici, come abbattimento, anoressia, dimagramento, ipertermia incostante, ingrossamento dei linfonodi e della milza,  epistassi, alterazioni ematologiche, patologie articolari, lesioni oculari e renali. L’evoluzione della malattia è generalmente lenta, parliamo di mesi, e conduce ad un progressivo peggioramento delle condizioni generali, con una insufficienza renale molto grave, che porta a morte il cane.

Si può curare?

La risposta è sì, si può curare, ma NON si guarisce da questa malattia. Infatti le leishmanie si “nascondono” in organi, come ad esempio il midollo osseo, dove rimangono per tutta la vita del cane. L’importante, soprattutto in questa malattia, è arrivare ad una diagnosi precoce mediante test specifici in cani potenzialmente infetti, proprio perché, non essendoci a tutt’oggi la possibilità di guarigione, occorre trattare il cane prima che il parassita lo abbia debilitato, e nel contempo occorre limitare i serbatoi, in quanto la malattia è una zoonosi per cui, attraverso il flebotomo, è trasmissibile all’uomo.

Come ci si può difendere?

Se il test eseguito sul sangue avrà dato esito negativo e quindi il cane non sarà infetto, dovremo adottare tutti gli accorgimenti possibili per evitare la puntura dei pappataci al nostro amico. Per far questo, considerando che il flebotomo punge nelle ore notturne, sarebbe importante avere un ricovero per il cane con zanzariere a maglie strette, l’uso di insetticidi ambientali e soprattutto proteggere l’animale con prodotti insettorepellenti a base di permetrina, costituiti da collari, spray o gocce, da applicare sul cane nel periodo estivo. Recentemente è stato messo a punto anche un vaccino che speriamo nel prossimo futuro aiuti a controllare questa malattia in espansione.

Colpisce anche il gatto?

Vi sono state segnalazioni nel gatto in Italia ed in Francia, ma non la possiamo considerare una specie a rischio, e quindi non effettuiamo sul gatto alcuna prevenzione, anzi!!!!!!!!! vorrei mettere in guardia tutti i proprietari di gatti che posseggano anche cani: i prodotti a base di permetrina usati come repellenti nel cane, sono non solo tossici, ma addirittura mortali per il gatto, per cui non usate MAI il prodotto che protegge il cane sul gatto, perchè questo morirebbe in poche ore.